di Enrico Bazzotti
Coordinatore provinciale FP CGIL Vigili del Fuoco Forlì-Cesena e Ravenna
Sono un vigile del fuoco. Per mestiere intervengo quando qualcosa brucia. Ma so anche che, per impedire a un incendio di ripartire, bisogna capire che cosa lo alimenta. Guardare soltanto le fiamme non basta.
Appartengo al Comando di Forlì-Cesena e ne sono profondamente fiero. Lo considero un’eccellenza del Corpo nazionale per la qualità del soccorso tecnico urgente, per le specializzazioni, per l’impegno che ciascuno di noi mette nella gestione della vita di caserma e per il lavoro svolto in ogni ambito del soccorso. Dietro questi risultati ci sono competenze, specialità indispensabili, impegno e colleghi con cui condivido ogni giorno responsabilità importanti, anche di fronte a carenze di risorse ormai appurate, dichiarate e tangibili da parte dell’Amministrazione, del Ministero e del Governo.
Ieri, durante la giornata di Caserme aperte, accompagnando gli ospiti alla scoperta della nostra caserma, mi sono ritrovato a cercare le parole per spiegare ai bambini che cosa facciamo. Potevo raccontare i mezzi, le attrezzature, le tecniche, le specialità. Ma il significato che teneva insieme tutto era molto semplice: noi aiutiamo chi ha bisogno. Ci siamo quando qualcuno ha bisogno di noi.
Senza distinzione di origine, colore della pelle, condizione economica o posizione sociale. Davanti a una richiesta di soccorso, uno vale uno. Una vita è una vita. Il diritto a essere salvati non dipende da quanto si possiede, da dove si viene o dalle idee che si hanno.
Il nostro è un mestiere fondato sulla cooperazione: ci affidiamo gli uni agli altri per poterci prendere cura degli altri. La competenza tecnica rende concreto un principio di solidarietà e di uguaglianza. Ogni intervento dà forma a quel principio, attraverso persone che lavorano insieme per proteggere una vita.
È da questa appartenenza, e dalla stima per i miei colleghi, che nasce la riflessione che voglio condividere. Come cittadini siamo tutti immersi nello stesso ambiente informativo. Tutti possiamo risentire di un racconto che concentra l’attenzione su alcune immagini e lascia in ombra le condizioni delle persone, le ragioni del disagio, le responsabilità politiche.
Lo osservo nelle conversazioni quotidiane, sul lavoro come tra amici, conoscenti e genitori, attraversando generazioni ed esperienze diverse. E sento il bisogno di richiamare anche nel dibattito pubblico quello sguardo che il nostro mestiere ci insegna: riconoscere il bisogno, comprendere il pericolo, cercarne le cause e intervenire.
Perché quella solidarietà che pratichiamo quando arriva una chiamata può aiutarci anche a leggere la società. A domandarci chi è in difficoltà, perché lo è e quali scelte potrebbero proteggerlo prima che la sua condizione diventi un’emergenza.
Si discute di chi ha rovesciato un cassonetto. Molto meno di chi vede rovesciarsi addosso precarietà, difficoltà economiche e paura del futuro. Si pretende, giustamente, una condanna della violenza. Ma sembra diventato facoltativo interrogarsi sulle scelte politiche contro cui migliaia di persone manifestano.
È uno spostamento dello sguardo che dovrebbe allarmarci. Perché possiamo finire per arrabbiarci più con chi protesta male che con ciò che rende necessario protestare.
Voglio essere chiaro: rompere il negozio di una persona che lavora non è una conquista sociale. Aggredire qualcuno non fa avanzare una rivendicazione. Chi subisce un danno non diventa meno importante perché quel danno avviene durante un corteo. E chi lo provoca deve risponderne.
Ma quella responsabilità non cancella le altre.
Una vetrina distrutta non assolve un governo dalle proprie scelte. Un episodio di violenza non cancella una domanda di pace. Un gruppo che cerca lo scontro non può diventare il volto di tutte le persone scese in piazza.

Le ragioni della protesta e il potere di acquisto

Chi commette violenze risponde delle proprie azioni. Chi governa deve rispondere delle proprie politiche. Nessuna delle due responsabilità può diventare l’alibi per nascondere l’altra.
È qui che il racconto mediatico può trasformarsi in manipolazione: quando mostra ossessivamente lo scontro e lascia sullo sfondo le ragioni; quando una scena diventa l’intera manifestazione; quando chi ha marciato pacificamente perde voce e chi ha distrutto qualcosa conquista tutto lo schermo.
Le violenze vanno raccontate. Anche le rivendicazioni meritano domande, spazio e approfondimento. Altrimenti il pubblico vede il disordine, ma non comprende il conflitto sociale.
E anche dall’interno si può sottrarre significato a una protesta: chi impone lo scontro agli altri partecipanti finisce per sequestrarne il messaggio e offre un argomento a chi vuole screditarla. Per riconoscere questo effetto non occorre inventare regie occulte.
Le ragioni hanno anche dei numeri. L’Istat registra, tra gennaio 2019 e la fine del 2025, prezzi aumentati del 23,0% e retribuzioni contrattuali cresciute del 13,2%. Tradotto in indici: un paniere da 100 arriva a 123; una retribuzione contrattuale da 100 arriva a 113,2. Il divario è di 9,8 punti di crescita. Sono indici generali, non il calcolo della singola busta paga. [1]

Figura 1  Grafico originale Istat, Rapporto annuale 2026, figura 1.10, p. 34. A sinistra prezzi IPCA, retribuzioni contrattuali e potere di acquisto; a destra retribuzioni reali lorde di fatto per dipendente. Dati 2026 aggiornati a marzo. [1]

 

Le risorse per la difesa e le scelte politiche

Che cosa rischiamo di perdere, dentro questo rumore? La richiesta di salari dignitosi. Il diritto a curarsi senza che il reddito determini le possibilità di accesso. Una scuola pubblica capace di dare opportunità. Una casa sostenibile. La sicurezza sul lavoro. Servizi pubblici che reggano. Una politica che investa nella prevenzione e nella protezione delle persone. E la pace.
Il piano europeo ReArm Europe/Readiness 2030 punta a rendere possibili fino a 800 miliardi di euro di spesa aggiuntiva per la difesa entro il 2030, attraverso diversi strumenti finanziari. SAFE prevede fino a 150 miliardi di prestiti. Non sono 800 miliardi già spesi, né un unico stanziamento europeo: è la dimensione potenziale del piano. È una scelta politica di enorme portata, che deve poter essere discussa e contestata. [2]
Anche in Italia la direzione è leggibile: il bilancio ordinario della Difesa per il 2025 è di 31,30 miliardi, +7,2% sul 2024. La legge di bilancio 2025 ha inoltre destinato 35,094 miliardi aggiuntivi all’ammodernamento e rinnovamento dello strumento militare su quindici anni. Non tutto il bilancio della Difesa è acquisto di armi; quegli investimenti indicano però una precisa priorità industriale e strategica. [3]

Figura 2  Grafico originale del Ministero della Difesa, DPP 2025-2027, riprodotto nel dossier della Camera del 21 novembre 2025. Milioni di euro correnti; 2026 e 2027 sono previsioni di quel documento. Il bilancio integrato comprende anche funzioni non strettamente militari. [3]

Io contesto una gerarchia delle priorità nella quale il riarmo conquista urgenza, strumenti e flessibilità, mentre i bisogni sociali devono continuamente dimostrare di essere sostenibili.

 

Sanità e scuola nelle priorità di bilancio

Il confronto più recente è nel DPFP 2026, esaminato dall’UPB il 12 ottobre. La difesa è programmata dall’1,3% del PIL nel 2026 all’1,6% nel 2027 e 2028. La spesa sanitaria a legislazione vigente passa invece dal 6,4% al 6,3%. In euro, la sanità aumenta da 148,836 miliardi nel 2026 a 151,668 nel 2027: qui il ridimensionamento riguarda il peso sul PIL, non un taglio nominale. I due percorsi hanno natura diversa: programmatico quello della difesa, tendenziale quello sanitario. [4]

Figura 3  Elaborazione su dati UPB, audizione del 12 ottobre 2026, pp. 28 e 49. Variazione 2026-2027 in punti di PIL. Difesa programmatica e sanità a legislazione vigente: previsioni, non consuntivi; il confronto non dimostra un trasferimento diretto di fondi fra i comparti. [4]

 

Da vigile del fuoco, alla parola sicurezza associo anche soccorritori sufficienti, mezzi efficienti, territori protetti, prevenzione, salute. Chiedo che questa sicurezza abbia almeno la stessa forza politica di quella militare.
Nella scuola le riduzioni sono invece esplicite: la legge di bilancio 2025 dispone 5.660 posti in meno nell’organico dell’autonomia dei docenti dal 2025/2026 e 2.174 posti ATA in meno dal 2026/2027, con possibilità di rimodulazione a invarianza finanziaria. Sono riduzioni delle dotazioni previste dalla norma, non un conteggio di licenziamenti. [5]

Figura 4  Elaborazione dall’articolo 1, comma 828, legge 207/2024, nel testo richiamato dalla normativa pubblicata nel luglio 2026. Le decorrenze sono diverse; le riduzioni sono rimodulabili a invarianza finanziaria. [5]

Le riduzioni documentate nel sociale e nel Terzo settore

Nel sociale esistono riduzioni che si possono indicare senza ricorrere a formule generiche. Le dotazioni PNRR per autonomia delle persone con disabilità e Housing First e stazioni di posta partivano rispettivamente da 500 e 450 milioni. Il decreto direttoriale 47 del 24 giugno 2026 richiama dotazioni rimodulate di 197,3 e 143,0 milioni: circa 609,7 milioni in meno complessivi nel perimetro PNRR delle due misure. [6]

Figura 5  Elaborazione sulle dotazioni originarie pubblicate dal Ministero del Lavoro e su quelle rimodulate richiamate nel DD 47/2026, pp. 4-5. Variazioni rispetto alla dotazione originaria, non rispetto all’anno precedente. [6]

Il decreto collega la revisione anche all’avanzamento dei progetti e alle scadenze e richiama la possibilità di altre fonti, fra cui i fondi di coesione. Questi numeri non misurano quindi il taglio netto di tutta la spesa sociale. Resta una domanda politica concreta: con quali risorse, con quali tempi e con quali garanzie saranno assicurati gli interventi usciti dal PNRR? [6]
Sul Terzo settore il DM 110 del 4 agosto 2026 documenta una riduzione specifica di 2.091.767 euro del fondo per progetti di interesse generale, richiamando il DL 33/2026. Registra anche un incremento di 300.000 euro su un diverso capitolo di sostegno agli ETS. Sono variazioni precise, non la misura dell’intero finanziamento al Terzo settore. [7]

Figura 6  Elaborazione sulle variazioni 2026 richiamate dal DM 110/2026, pp. 2-3. Capitoli e interventi distinti; non rappresentano tutte le risorse pubbliche destinate agli ETS. [7]

Vigili del Fuoco e investimenti nel soccorso pubblico

Per noi Vigili del Fuoco questo confronto riguarda direttamente il lavoro di ogni giorno. La sicurezza ha bisogno di mezzi affidabili, attrezzature adeguate, sedi efficienti e strumenti tecnologici aggiornati. Quando un investimento viene rinviato, viene rinviata anche una possibilità di migliorare il soccorso.
Il comunicato FP CGIL Vigili del Fuoco Emilia-Romagna del 7 agosto 2026, firmato dal coordinatore regionale Alessandro Monari, ricostruisce 160,6 milioni di euro di riduzioni e riprogrammazioni degli investimenti nel triennio 2026-2028: 39,5 milioni nel 2026, 79,4 nel 2027 e 41,7 nel 2028. Il riferimento è alla Missione 4 Soccorso civile, Programma 4.2. [9]

Figura 7  Elaborazione sui dati del comunicato regionale FP CGIL VVF del 7 agosto 2026. I due grafici descrivono lo stesso totale di 160,6 milioni, per anno e per destinazione: non sono importi da sommare fra loro. [9]

La ripartizione riguarda 99,9 milioni per mezzi e attrezzature, 51,3 milioni per sedi e infrastrutture e 9,4 milioni per tecnologia. Secondo il comunicato, parte degli investimenti è rinviata oltre il 2028: si tratta di minori disponibilità nel triennio, non della cancellazione definitiva di tutte quelle risorse né di un taglio di pari importo agli stipendi. [9]
Non basta che il finanziamento esista in un anno futuro: una sostituzione necessaria, una sede da adeguare e un’attrezzatura da rinnovare hanno tempi operativi che la contabilità non può ignorare. La conseguenza che contestiamo è il rischio di accumulare ritardi, costi e difficoltà sul servizio.
Come FP CGIL chiediamo il ripristino delle risorse nel triennio e un calendario pubblico degli investimenti spostati oltre il 2028, con importi, scadenze e priorità. Chiediamo un confronto nazionale con il Dipartimento e il Ministero dell’Interno sul rinnovo dei mezzi e sulle sedi, perché le decisioni di bilancio tutelino la sicurezza del personale e la qualità del soccorso. [9]
Quando si trovano nuovi spazi per la difesa e si rinviano investimenti nel soccorso pubblico, chiedere conto delle priorità è un dovere sindacale. La sicurezza di chi soccorre e di chi aspetta aiuto deve pesare nelle scelte politiche.
Anche questo dovrebbe entrare nel racconto delle proteste. Perché dietro una manifestazione ci sono domande concrete: quale protezione vogliamo garantire, a chi e con quali risorse?

La prevenzione del conflitto sociale

Mentre si discute di nuovi investimenti nella difesa, l’Istat stima per il 2025 oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta in Italia. Persone, famiglie, bambini: una realtà che dovrebbe occupare stabilmente il centro del dibattito pubblico. [8]
La responsabilità politica non si dimostra sommando fondi di anni diversi o fingendo che ogni euro destinato alla difesa venga sottratto automaticamente a un ospedale. Si discute scegliendo quali bisogni proteggere, quali programmi ridimensionare e per quali obiettivi aprire nuovi spazi di bilancio. È su queste priorità che chiediamo un cambiamento.
Le piazze attraversano questa società. Vi arrivano lavoratori, studenti, pensionati, persone con strumenti culturali diversi, giovani, persone esasperate o sfiduciate. La povertà non rende violenti e l’adolescenza non rende incapaci di responsabilità. Sarebbe ingiusto sostenerlo.
Ma sarebbe altrettanto comodo ignorare quanto l’esclusione, l’impotenza e la mancanza di prospettive possano alimentare rabbia e rendere più difficile trasformarla in partecipazione consapevole.
Uno Stato deve impedire le aggressioni e proteggere le persone. Deve anche lavorare sulle condizioni che alimentano la frattura sociale: disuguaglianze, abbandono educativo, precarietà, assenza di ascolto.
Noi vigili del fuoco conosciamo il valore della prevenzione. Una politica che interviene soltanto quando esplode la rabbia somiglia a una gestione della sicurezza che si ricorda degli edifici soltanto quando stanno già bruciando.
Per questo la mia critica riguarda il Governo italiano e quella convergenza tra scelte europee e statunitensi che vedo privilegiare riarmo, contrapposizione e rapporti di forza. Chiedo una direzione diversa: diplomazia, tutela dei civili, diritto internazionale, giustizia sociale. Chiedo che la paura smetta di essere una risorsa politica e che il dissenso venga ascoltato prima di essere ridotto a un problema di ordine pubblico.
Sono un vigile del fuoco e sono un sindacalista. Conosco il fuoco che distrugge. Conosco anche il valore del calore che mette in movimento, aggrega, trasforma.
Sono contento quando si accendono focolai di protesta pacifica. Quando la rassegnazione lascia spazio alla partecipazione. Quando lavoratori e giovani tornano a scaldare un’atmosfera politica troppo fredda verso i loro bisogni.
Il compito del sindacato è dare a quel calore organizzazione, obiettivi e continuità. Farne contrattazione, sciopero, proposta, solidarietà. Una forza capace di ottenere cambiamenti concreti.
A chi oggi guarda soltanto le vetrine rotte chiedo di allargare lo sguardo. Di riconoscere il danno subito da un commerciante e, con la stessa serietà, il danno sociale prodotto da scelte che negano dignità e prospettive.
Le vetrine vanno protette. Le persone e il loro futuro meritano almeno la stessa indignazione.
Il mio mestiere è spegnere gli incendi. Il mio impegno sindacale è impedire che si spenga la voglia di cambiare.

 

 

Fonti e criteri di lettura dei dati

Riferimenti consultati il 20 ottobre 2026. Le figure 1 e 2 sono riproduzioni di grafici ufficiali; le figure 3-6 sono elaborazioni su dati istituzionali; la figura 7 deriva dal comunicato sindacale fornito. I richiami fra parentesi quadre rinviano all’elenco seguente.

[1] Istat  Rapporto annuale 2026  Capitolo 1

Figura 1.10 a p. 34 e testo a p. 35. Prezzi IPCA e retribuzioni contrattuali fra gennaio 2019 e dicembre 2025; grafico aggiornato a marzo 2026. Retribuzioni contrattuali e retribuzioni di fatto sono indicatori diversi.

[2] Consiglio dell’Unione europea  Prontezza alla difesa europea

Piano ReArm Europe/Readiness 2030 e prestiti SAFE. Gli 800 miliardi sono la capacità potenziale di spesa aggiuntiva fino al 2030, non una spesa già effettuata.

[3] Camera dei deputati  Dossier DI0159 del 21 novembre 2025

DPP Difesa 2025-2027; bilancio ordinario 2025 e finanziamenti pluriennali agli investimenti. Figura 1 originale. I valori 2026-2027 del grafico restano le previsioni di quel DPP.

[4] Ufficio parlamentare di bilancio  Audizione del 12 ottobre 2026

DPFP 2026, tabella 2.3 a p. 28 e analisi a p. 49. Spesa sanitaria tendenziale e difesa programmatica. La funzione difesa nel DPFP segue il perimetro COFOG e non coincide con il bilancio ministeriale o con il dato NATO.

[5] Legge 207 del 2024  Articolo 1 comma 828

Riduzioni di organico e relative decorrenze, con facoltà di rimodulazione. Testo richiamato nelle note del DPCM 130/2026 pubblicato il 24 luglio 2026.

[6] Ministero del Lavoro  Dotazioni PNRR e DD 47 del 24 giugno 2026

Dotazioni originarie M5C2 1.2 e 1.3: 500 e 450 milioni; dotazioni rimodulate nel decreto: 197.304.148,78 e 142.996.018,82 euro. Riduzioni calcolate come differenza e variazione percentuale rispetto all’origine. Sono risorse del PNRR: il confronto non comprende eventuali coperture sostitutive.

[7] Ministero del Lavoro  DM 110 del 4 agosto 2026

Pagine 2-3: riduzione di 2.091.767 euro del fondo articolo 72 e incremento di 300.000 euro delle risorse articolo 73. Il quadro finanziario dell’atto è al netto degli impegni pluriennali già assunti e non coincide con tutta la spesa per gli ETS.

[8] Istat  La povertà in Italia anno 2025

Comunicato del 15 ottobre 2026. Oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta.

[9] FP CGIL VVF Emilia Romagna  Comunicato del 7 agosto 2026

DOC-20260807.pdf, pp. 1-2, firmato da Alessandro Monari. Dati e lettura delle riprogrammazioni attribuiti alla fonte sindacale; riguardano investimenti nel triennio 2026-2028 e non l’intero bilancio del Corpo. Contenuti pubblicati anche sul sito regionale FP CGIL.

Dotazione originaria PNRR per autonomia delle persone con disabilità

Dotazione originaria PNRR per Housing First e stazioni di posta

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