La mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori Electrolux ha prodotto un risultato importante. Al tavolo di crisi del MIMIT l’azienda ha annunciato il ritiro dei licenziamenti unilaterali, modificando profondamente il piano presentato nei mesi scorsi.
Un cambio di impostazione significativo, segnato anche dalla presenza al tavolo di una delegazione aziendale rafforzata, con rappresentanti diretti della società svedese e dotata di potere decisionale. Le parole indicate oggi dall’azienda per il nuovo percorso sono “sostenibilità sociale e industriale”.
Electrolux ha riconosciuto che il confronto di questi mesi, a partire da quello con le organizzazioni sindacali, ha reso evidente l’impraticabilità del precedente piano. L’Italia viene confermata come Paese strategico, pur permanendo per l’azienda un problema di sostenibilità dei costi operativi.
Il nuovo piano si svilupperà nell’arco di tre anni e, al posto dei licenziamenti unilaterali previsti nel precedente piano, prevede uscite esclusivamente volontarie e incentivate per un massimo di 1.250 lavoratrici e lavoratori, di cui 600 impiegati e 650 operai, accompagnate da specifici ammortizzatori sociali per i quali sarà necessario l’intervento del Governo.
L’azienda ha inoltre ricordato che già a maggio i soci hanno deciso un aumento di capitale per finanziare il processo di trasformazione del gruppo.
Viene confermato il mantenimento delle fabbriche italiane e sono stati annunciati 3 milioni di euro di investimenti per il lancio di nuovi prodotti e per attrarre nuovi volumi produttivi. La Ricerca e Sviluppo non verrà smantellata e la testa progettuale resterà in Italia, pur con interventi organizzativi legati all’evoluzione tecnologica.
Restano tuttavia aperte questioni decisive. Alcune produzioni saranno riallocate e dovranno essere chiariti gli effetti sui singoli stabilimenti, i volumi assegnati, i nuovi prodotti e la consistenza degli investimenti. Rimane inoltre aperto il tema dei lavoratori a termine, rispetto ai quali l’azienda ha dichiarato che, nella situazione attuale, non ritiene realistico ipotizzare nuove assunzioni. Per la FIOM resta però fondamentale che il processo di trasformazione produca anche rigenerazione occupazionale, prevedendo nuove assunzioni a fronte delle uscite volontarie.





